Il Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere e la legge sullo Ius Soli, già approvata alla Camera dei Deputati due anni fa, che doveva essere discussa ed approvata anche al Senato per diventare esecutiva, non darà neanche questa volta il Diritto di Cittadinanza ai tanti bambini figli di genitori immigrati che vivono in Italia.
Eppure se si va in giro nei quartieri e nei paesi, oppure si hanno figli a scuola, si vede benissimo come questi bambini e ragazzi siano di fatto già cittadini italiani. Già, di fatto, ma non per diritto…
Possiamo dire che in Italia ci sia realmente un Apartheid che nega a centinaia di migliaia di minori un diritto che dovrebbe essere già loro, li mette “a parte”, in una sorta di segregazione etnica.
I movimenti e le formazioni politiche che sostengono questa legge hanno fatto di tutto, fino alla fine, perché la legge fosse discussa al Senato, ma non c’è stato nulla da fare. Hanno detto tutti che “non c’erano i numeri”.
Il punto in questione è che non solo non ci sono i numeri dei senatori favorevoli all’approvazione della legge, e ha pesato anche una certa posizione ambigua dei senatori del Movimento 5 Stelle, ma sembra non esserci proprio la volontà di dare questo diritto, non solo in parlamento ma proprio tra di noi, nel popolo. Sembrerebbe quasi che i bambini e ragazzi in questione siano i “responsabili” di tutti i problemi che viviamo ora in Italia.
Eppure prima non era così… Ho partecipato in forma attiva, una decina di anni fa, alla raccolta delle firme per una prima proposta di legge sullo Ius Soli, per l’iniziativa “L’Italia sono anch’io”. Allora la risposta dei cittadini era profondamente diversa, più propensa a concedere questo diritto, più vicina alla realtà.
Cos’è cambiato nel frattempo?
Quello che è cambiato è che la società italiana, e un po’ tutto il mondo, ma da noi di più, si è chiusa in se stessa, vede nemici e problemi dappertutto. In poche parole manca d’amore.
Eppure lo sappiamo tutti che quando una società, e le persone che la compongono, non vanno verso l’amore, si creano isole di tristezza, e chi ne paga le conseguenze non sono solo quei ragazzi che “forse” otterranno la cittadinanza solo dopo i diciotto anni, ma ne pagheremo le conseguenze tutti noi, perché una società senza amore è una società culturalmente e socialmente morta.
Quindi la soluzione al problema non sta solo nell’avere i numeri in parlamento ma nel risollevare la testa, aprire i nostri cuori e ricominciare ad amare, vedendo il fratello e la sorella in chiunque incontriamo per strada e vive con noi nelle nostre città.

Stop Apartheid, apriamoci allo Ius Soli!

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